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Fresche, con una gradazione contenuta, le birre prendono sempre più piede nell’aperitivo. Una tendenza rafforzatasi negli ultimi anni, soprattutto a opera dei consumatori più giovani, ma non solo, grazie anche alla fioritura di birrifici artigianali che propongono una varietà di prodotti di qualità che consentono al gestore di creare un’offerta ricca in grado di conquistare anche il favore di un pubblico di appassionati.

Una prima tipologia che si presta bene per questo momento sono le Pils bavaresi, birre a bassa fermentazione di color oro pallido, morbide e dal retrogusto amarognolo perfetto per stimolare l’appetito. «Da servire fresca, a una temperatura intorno ai 4 °C e nel bicchiere a colonna conica, è perfetta da proporre con pesce, ad esempio uno sfilaccino di salmone affumicato con un crostino al burro e salsa all’aneto, o un bocconcino di merluzzo con una maionese alla liquirizia, ma si abbina anche a stuzzichini a base di carni bianche, molluschi, crostacei e formaggi non stagionati», spiega Marco Bricchi, esperto del settore e di tecniche di spillatura.

Più corpose, e con contenuto alcolico simile (5,5% in vol) le Belgian blanche, bianche non filtrate, ad alta fermentazione. Si presentano al naso con sentori di fiori di arancio e un retrogusto rinfrescante in bocca, con una piccola punta di acidità che, per il suo effetto “sgrassante”, le rende perfette per accompagnarsi ai fritti, come anelli di cipolla, crocchette di patate, tempura di verdure o a un pinzimonio di verdure fresche (carota, sedano e finocchio). Il loro servizio richiede un bicchiere massiccio, quale un tumbler alto, e una temperatura di 4-5 °C.

Una classica pinta è l’ideale per il sevizio delle Pale ale, birre ad alta fermentazione dal discreto corpo e dal carattere più complesso, dato loro dall’utilizzo di luppoli aromatici che regalano al palato note di frutta esotica. Da proporre a una temperatura tra i 5-6 °C possono accompagnarsi ad appetizer più strutturati, come un crostino con tartare di carne di cavallo, prezzemolo e tartufo nero di Norcia, o con carpacci di manzo o di tonno.

Dalla selezione, non può mancare la birra da “beva” per antonomasia, la Helles, chiara tedesca a bassa fermentazione, dal gusto vicino alla Pils, dalla quale si differenzia per una maggior presenza di malto che la rende meno amara. Con contenuto alcolico inferiore al 5% in vol, si serve a 4-5 °C, nel classico boccale con manico, per non scaldarla, o nel willi becher. Adatta ad accompagnarsi con il cibo in generale, si può proporre con sfiziosità come un crostino con burrata di bufala e pomodorini, e focacce dalle più diverse farciture.

Infine, un pezzo di storia della grande tradizione brassicola belga: la Lambic. «Sono birre a fermentazione spontanea, prodotte nella regione del Payottenland, a sud-ovest di Bruxelles, lasciando il mosto esposto all’azione dei lieviti selvatici autoctoni, che conferiscono una nota dolciastra e acidula – spiega l’esperto – Per l’aperitivo è ideale una geuze o una haute geuze, fatte mescolando una lambic giovane con una più vecchia (di solito 3 anni), dalla gradazione bassa e da servire a 7-8 °C nel bicchiere tulipano, per lasciar esplodere tutto il bouquet». Perfetta per abbinarsi a olive all’ascolana con caprino o a formaggi erborinati.