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Riassumendo: cose da fare

1.       Verificare con l’aiuto del commercialista e/o qualche associazione di categoria cosa è effettivamente concesso fare in base alle norme regionali sul commercio. Informarsi eventualmente anche presso l’ufficio attività produttive/commercio del Comune ove ha sede l’attività.

2.       Valutare se l’oggetto sociale dell’azienda contempla il delivery ed il take away. Altrimenti bisognerà provvedere ad aggiornarlo.

3.       Valutare se è necessario modificare il codice Ateco o aggiungerne qualcun altro, tenendo conto delle implicazioni di tipo fiscale.

4.       Verificare la Notifica ai fini di registrazione/SCIA sanitaria dell’attività di partenza.

5.       Informarsi presso il Dipartimento di Prevenzione – SIAN Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione dell’Azienda Sanitaria territoriale competente se risulta necessario presentare una Notifica/SCIA di modifica dell’attività svolta.

6.       Verificare il lay out dell’azienda, le attrezzature e le tecnologie disponibili per individuare eventuali carenze, limiti o necessità di manutenzioni, adattamenti, investimenti.

7.       Con il commercialista e/o qualche associazione di categoria verificare se esiste la possibilità di accedere a qualche finanziamento o altro vantaggio economico per gli interventi eventualmente programmati.

8.       Valutare il menù e le eventuali modifiche da apportare senza sovraccaricare l’organizzazione della produzione. Valutare eventuali necessità di diverse materie prime.

9.       Individuare, se necessario, nuovi fornitori di attrezzature, prodotti food e no food (in particolare per il packaging).

10.   Valutare l’adeguatezza dell’organico (numero, competenze professionali, necessità di formazione)

11.   Nel caso di delivery, decidere le modalità di organizzazione del trasporto (gestito direttamente o affidato a terzi). Nel primo caso valutare l’automezzo e casse/contenitori termici; nel secondo valutare gli aspetti contrattuali.

12.   Decidere come organizzare le prenotazioni e l’organizzazione del lavoro.

13.   Aggiornare il piano aziendale di autocontrollo HACCP se l’azienda non ha la possibilità di accedere ai programmi di semplificazione per le microimprese alimentari (anche in questo caso informarsi presso il SIAN).

14.       Vedere quali aggiornamenti si rendono necessari nel DVR[1] (documento valutazione dei rischi), soprattutto se eventuali consegne vengono gestite in proprio, da parte dell’O.S.A. o da qualche suo collaboratore.

15.       Decidere le modalità di gestione dell’obbligo di informazioni al consumatore (menù/listini con evidenziazione degli allergeni in particolare)

16.       Avviare un’efficace campagna promozionale (marketing).

17.       Buon lavoro con i nostri migliori auguri di successo!

 

[1]D.Lgs. 81/2008 (Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro)